La strategia degli straccetti

Frecciarossa delle diciannove di un venerdì d’autunno, da Termini e Milano Centrale, un classico dei pendolari in giacca e cravatta, tranne me che c’ho le Timberland. All’ora prefissata entro nel vagone ristorante vuoto ma apparecchiato, noto nelle cameriere grassotte una servile tensione, mi siedo, ordino una boccia di rosso, me la aprono, entrano altri tre quattro cinque commensali, mi accorgo che il vasellame è in plastica e cartone.

Chiedo almeno un bicchiere di vetro e mi sento dire sottovoce velocissimo: «sta arrivando il presidente del consiglio». Non trovo il nesso tra le due cose, richiedo il vetro, vengo accontentato con velata incazzatura ma rapida esecuzione…ed ecco che si apre la porta del Restaurant ed entra Mario.

A parte il discreto manipolo di guardaspalle, Mario è solo nel suo abito blu. Passin passino raggiunge lo sgabello singolo in fondo, spalle al muro. La scorta si siede nell’antistante vano a quattro. La notizia si è sparsa fino alla carrozza 6, le Restaurant c’est complet.

Ce l’ho di fianco, il Mario. Abbiamo il piatto di cartone tutti e due e tutti e due ordiniamo gli straccetti in umido con contorno di verdure grigliate. L’intera carrozza lo guarda e pende dalle sue spesse lenti, intente a inquadrare gli straccetti.

Chi prima chi dopo imbraccia lo smartphone e digita a qualcuno “Mario Monti è nella carrozza ristorante con me e mangia straccetti in umido in un piatto di cartone”. E io penso, questo si che comunica. Caspita, treno dei pendolari, cena nel cartone, acqua senza bollicine, nessuno che mangia con lui.

Mario comunica che sta tornando a casa dopo una lunga e difficile settimana di lavoro di fine 2012, come me e come tutti quelli che sono in quel momento in quella carrozza. Cioè, si è fatto un mazzo tanto e ora va a rilassarsi in famiglia.

Nell’ammirato stupore tre dei presenti si alzano, a turno, e vanno a ringraziarlo sentitamente. Il corpo dei camerieri è in sollucchero per la riuscita, Mario si alza a ringraziare e, magistralmente, si mostra timido, impacciato, ma non lo è per nulla e naturalmente non sta fingendo. Semplicemente Mario sta facendo il politico.

Non mi interessa il segno ideologico, che ovviamente c’è, penso solo con mestizia ai nostri politici. Non sanno muoversi, non sanno parlare, non sanno guardare, non sanno capire il senso di un gesto. Sono politici di professione, eppure gli serve un professore per capire che la comunicazione era, è e sarà sempre l’anima della politica, non solo del commercio. Viva l’Italia.

Riccardo Robiglio

riccardo.robiglio@leoburnett.it 

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